Focalizza la tua attenzione

20 marzo 2015

  

Sintesi

Tra poco meno di due settimane sarò a SMAU 2015 per tenere il mio workshop "La strategia della stazione". Il 1° aprile tra i molti argomenti che tratterò mi soffermerò su un aspetto molto importante: la capacità di mantenere l’attenzione.

 

Il tema apparentemente sembra scontato se non banale, ma credimi, non è affatto così. Dallo studio dei processi della mente è emerso quanto segue: mentre tentiamo di svolgere più attività contemporaneamente, si innescano dei processi mentali che portano a "premiarci" proporzionalmente a quanto ci distraiamo. In sintesi, più ci distraiamo, più passiamo da una cosa all’altra velocemente, più la nostra mente ci ricompensa.

"Più ci distraiamo e più la nostra mente ci ricompensa."

Oggi si parla quotidianamente di multitasking (argomento sia dell’ articolo della prossima settimana che del workshop di SMAU), ovvero del riuscire a fare più cose contemporaneamente. Molto spesso si è soddisfatti di riuscire a fare più cose nel medesimo tempo. In realtà non è proprio così, il multitasking, o meglio il task-switching, è un vero e proprio inganno della nostra mente.

"Il task-switching è un vero e proprio inganno della mente."

Daniel J. Levitin nel suo libro "The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload" scrive: "si risponde e ci si sente ricompensati per aver portato a termine un compito (anche se questo compito era del tutto sconosciuto solo 15 secondi prima). Ogni SMS, e-mail, ecc… trasporta con se un vero e proprio "proiettile" di dopamina".

"Il task-switching è paragonabile ad un vero e proprio proiettile di dopamina sparato nel nostro cervello."

La dopamina è il principale neurotrasmettitore della sensazione del piacere, e, ti sembrerà strano, tutte le droghe d'abuso inondano il corpo di questo neurotrasmettitore. Quando una persona interrompe l'assunzione di queste sostanze, i suoi livelli di dopamina risultano inferiori alla norma, si innesca così quel meccanismo noto come "crisi di astinenza".

Certo non possiamo paragonare il "multitasking" ad una droga, ma di fatto oggi si parla di "Internet Addiction Disorder", cioè di dipendenza da internet e, all’interno di questa, è incluso l’uso compulsivo dello smartphone.

Quindi, per quanto può sembrare strano, la nostra mente ci induce in tentazione proprio perché è alla costante ricerca di dopamina. L’unica difesa che noi abbiamo per impedire questo tipo di "inganno" è "allenare" la nostra capacità di mantenere focalizzata la nostra attenzione.

"La nostra mente ci induce al "multitasking" perché è alla ricerca di dopamina."

Daniel Goleman nel suo libro "The Hidden Driver of Excellence" afferma: "l’attenzione funziona come un filtro: impegnarsi a rimanere su quello che si sta facendo, anche se costa fatica, resistendo al multitasking e alla distrazione data dai continui beep che segnalano mail e messaggi ricevuti (...) solo se siamo dentro quello che facciamo possiamo farlo bene." La capacità di mantenere l’attenzione diventa dunque una strategia per ottenere un buon risultato, nel lavoro, nello sport, nello studio, nelle relazioni, ed è una strategia che può essere accresciuta tramite l’esercizio, come se il cervello fosse un muscolo cognitivo."

A tal proposito è famoso lo Stanford Marshmallow Experiment pubblicato nel 1972. Walter Mischel durante gli anni Sessanta ha condotto una serie di test su dei bambini di età compresa tra i 4 ed i 5 anni.

Uno dei test consisteva fondamentalmente nel far sedere il bambino ad un tavolo su cui era appoggiato un piatto contenente un marshmallow. A questo punto i bambini venivano lasciati soli nella stanza, con la promessa che se non avessero mangiato il marshmallow per un periodo di 10 – 15 minuti, avrebbero ricevuto in ricompensa un secondo marshmallow.

I bambini per resistere alla tentazione di mangiare il marshmallow tentavano di distrarsi cercando di mantenere l’attenzione su qualcos’altro. Ovviamente alcuni ci riuscivano ed altri no.

Da un follow up eseguito nel 1988, si vide che "i bambini in età prescolare che avevano ritardato la gratificazione più a lungo venivano descritti dai genitori come adolescenti più maturi e responsabili degli altri". Un secondo studio di follow-up, nel 1990, ha mostrato che la capacità di ritardare la gratificazione era anche correlata con maggiori punteggi SAT (test di ingresso all’università).

Diventa fondamentale saper allenare la propria concentrazione e soprattutto mantenerla nel tempo. Ciò è un fattore determinante nella vita di ognuno di noi per raggiungere i nostri obiettivi.

Daniel Goleman nel suo libro "The Hidden Driver of Excellence" suggerisce che "il modo più diretto per rafforzare l’attenzione è la meditazione, non per scopi religiosi ma pratici. Aumenta la connettività tra i circuiti cerebrali".

"La meditazione permette di rafforzare la connettività dei nostri circuiti cerebrali e quindi la nostra capacità di rimanere attenti."

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