Resilienza: ricaricare non resistere

1 marzo 2017

  

Sintesi

Resilienza e marketing? Temi più vicini di quanto non si possa pensare. Imparare a prendere dei momenti di riposo per garantire alla nostra salute il giusto equilibrio è fondamentale.

 

La resilienza è un concetto di cui si parla sempre più spesso, come la nostra capacità di resistere alle sollecitazioni esterne. Il mio ruolo di consulente marketing e leadership mi porta spesso a consigliare i miei clienti ed i partcipanti dei miei seminari su come gestire al meglio l'organizzazione del lavoro e del proprio tempo. Con il fine di ottenere migliori performance e una migliore resistenza allo stress (a tal riguardo puoi leggere l'articolo "Stress si grazie").

Se l'ufficio marketing dell'azienda è l'azienda stessa, è fondamentale allora che tutti i membri dell'azienda mantengano un'elevata efficienza delle loro prestazioni (ovviamente non solo per quanto concerne ciò che è inerente la strategia di marketing).

L'efficienza ovviamente parte dalla capacità di organizzare e gestire il proprio tempo. Il problema in realtà non è tanto nell'organizzazione del tempo, ma nel rispettare il programma stabilito.
A tutti prima o poi è capitato di organizzare in modo sistematico la propria giornata, senza poi riuscire a rispettare il "duro" programma.
Arrivati a fine giornata più di qualcuno infatti pensa che le "giornate dovrebbero essere di 48 ore".

Quando alla fine della giornata non riusciamo a rispettare la nostra agenda proviamo un senso di frustrazione, di fallimento.
Il motivo della sensazione di "fallimento" è dipeso dal fatto che la nostra società ci insegna che il successo arriva solo attraverso un modello di vita che richiede sacrifici e duro lavoro.
Di conseguenza se non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi proviamo la spiacevole sensazione di non esserci impegnati abbastanza.

Tutti noi abbiamo in mente l'immagine di Silvester Stallone che interpretando il personaggio di Rocky Balboa si allena fino all'estremo per riuscire a battere il proprio avversario.
La scienza ci insegna però che questa "immagine" non è del tutto corretta.

Impedire alla nostra mente e al nostro fisico di avere dei periodi di riposo adeguati, di "recupero", riduce in modo drastico la nostra capacità di resilienza, e quindi di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Una recente ricerca infatti ha dimostrato che esiste una correlazione diretta tra la mancanza di "riposo" e un aumento della riduzione della salute e dell'efficienza con cui realizziamo qualsiasi tipo di compito che dobbiamo svolgere.

Un esempio tra tutti? Quanto i nostri smartphone contribuiscono ad impedirci di avere dei periodi di riposo adeguati? Ho scritto più volte in questo blog (vedi ad esempio l'articolo Focalizza la tua attenzione) come la nostra mente ci induce a distrarci, e lo smartphone incide notevolmente in questa economia della distrazione.

Una ricerca sull'insonnia ha stabilito che questo sovraccarico cognitivo costa ogni anno alle aziende statunitensi quasi 60 miliardi di dollari di perdita di produttività. Non ho trovato ricerche analoghe condotte sulle aziende europee, ma se tanto mi da tanto, credo che anche nel vecchio continente le perdite siano ingenti.

Quale amministratore di azienda vorrebbe un ufficio marketing che consuma più ricchezza di quella che produce? Quale amministratore vorrebbe un'azienda con così alti costi di gestione?

Uscire dall'ufficio alle 17:00 non significa avere tempo per riposare. Non è la soluzione. Parlare del lavoro a casa, con gli amici, addormentarsi pensando al lavoro svolto e da svolgere, determina una bassa qualità del tempo che dedichiamo a rilassarci e a riposare.

Ricercatori norvegesi hanno studiato questo fenomeno e lo hanno definito "sindrome da lavoro". Meglio ancora l'hanno definita "sindrome da workaholism". Termine che indica la condizione di quando si "è eccessivamente preoccupati dal lavoro, a tal punto che si è portati in modo incontrollabile ad investire tempo ed energie nel lavoro da trascurare il resto della propria vita".

L'equivoco nasce da un'errata percezione del concetto di resilienza. Fin dalla tenera età siamo allevati con l'idea che solo il sacrificio ed il duro lavoro permettono di raggiungere gli obiettivi che ci vogliamo prefiggere. L'impegno e la dedizione sono fondamentali, ma non dobbiamo dimenticare che otteniamo il massimo della resilienza quando manteniamo il giusto equilibrio tra lavoro e riposo. Il lavoro eccessivo porta solo ad un esaurimento delle nostre capacità cognitive, riducendo notevolmente le nostre prestazioni.

Arianna Huffington, nel suo libro The Sleep Revolution scrive: "sacrifichiamo il sonno in nome della produttività, ma ironia della sorte la nostra perdita di sonno, nonostante le ore extra che abbiamo trascorso al lavoro, aggiunge fino a 11 giorni di perdita di produttività all'anno per ogni lavoratore."

La biologia ci insegna il concetto di omeostasi, che descrive la capacità di un organismo di mantenere in equilibrio il proprio sistema. Il neuroscienziato Brent Furl, della Texas A&M University, ha coniato il termine "valore omeostatico" per descrivere il valore che ogni azione ha nel contribuire a mentenere un determianto equilibrio di benessere nel nostro organismo. Quando lavoriamo eccessivamente, il nostro organismo abbandona il suo stato di equilibrio, e dovremo sprecare una grande quantità di risorse fisiche e mentali per ripristinarlo.

Jim Loehr e Tony Schwartz hanno scritto nel loro libro "The Power of Full Engagement": "se si dedica troppo tempo all'attività di lavoro è fondamentale aumentare il tempo destinato al riposo".

Come si può quindi mantenere o ripristinare il nostro equilibrio di resilienza? Non è certo sufficiente smettere di lavorare. Quante volte ti è capitato di andare a letto ed impiegare minuti se non ore prima di prendere sonno? Questo perché smettere di lavorare non equivale a riposare. Non sono la stessa cosa.

I ricercatori Zijlstra, Cropley e Rydstedt scrivono in un articolo del 2014: "Il recupero dell'equilibrio della nostra mente richiede periodi brevi di relax da svolgere durante la gioranta lavorativa, attraverso brevi pause, che spostino l'attenzione della nostra mente ad altri compiti. Il recupero dell'equilibrio fisico si ottiene attraverso azioni al di fuori dell'ambito lavorativo, in particolar modo la sera e nei fine settimana."

Se dopo il lavoro ti distendi a letto ma non permetti alla tua mente di staccare la spina, non otterrai grandi risultati. Nel suo libro "The Future of Happiness" di Amy Blankson suggerisce di scaricare sul nostro smartphone una App che sia in grado di contare il numero di volte che lo utilizziamo. La media è di 150 volta al giorno. Ipotizzando anche che lo utilizziamo solo per 1 minuto, stiamo parlando di circa 150 minuti al giorno, cioè ben 2 ore e mezza.

Diventa quindi fondamentale creare degli spazi all'interno della nostra giornata che siano affrancati dalla presenza della tecnologia, e dare modo alla nostra mente di riposare e recuperare il giusto equilibrio.

La nostra resilienza quindi non deriva dalla nostra capacità di resistere, ma bensì dalla nostra capacità di offrire alla nostra mente ed al nostro corpo momenti di ricarica adeguati.
Sviluppare questa capacità è fondamentale per migliorare le nostre capacità organizzative, per imparare a mantenere focalizzata la nostra attenzione sui nostri compiti. Per essere più efficienti e ridurre quindi gli effetti dell'economia della distrazione.

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