Il marketing, twitter e lo sforzo cognitivo

24 luglio 2017

  

Sintesi

Un recente studio mostra come l'attività eccessiva di condivisione all'interno dei social network può comportare una riduzione delle nostre capacità cognitive.

 

Un recente studio condotto dalla Cornell University in collaborazione con la Beijing University, si è concentrato sugli effetti che l'attività di condivisione sui social network ha sul nostro cervello, e di conseguenza, sulla sforzo cognitivo che la nostra mente deve compiere.

In particolare è emerso come l'attività di condivisione può interferire con la capacità di apprendimento della nostra mente, e sulla nostra capacità di ricordare. Sia quando siamo davanti ad un pc collegati alla rete, sia quando siamo a passeggio in un parco intenti a goderci la natura.

Sovente mi sono soffermato sull’importanza della meditazione per sviluppare una serie di capacità volte a gestire al meglio una strategia di marketing (puoi leggere a riguardo gli articoli Il Sig. Marketing e la Mindfulness, Lo Zen e la nostra mente e Morte per information overload).

L'eccesso di informazioni da gestire, il tentativo di lavorare in modalità multitasking (puoi leggere l'articolo "L'Illusione del Multitasking"), produce per la nostra mente uno sforzo cognitivo che esaurisce velocemente la nostra creatività ("No creatività? No marketing vincente") e quindi la nostra capacità di lavorare proficuamente.

Nello specifico, i ricercatori della Cornell University e quelli della Beijing University si sono concentrati sull'attività di "retweeting" in Twitter.

L’esperimento è stato condotto su due gruppi di studenti, e consisteva nel mostrare ad entrambi una serie di messaggi tratti dalle loro bacheche Weibo (l’equivalente cinese di Twitter).
Al primo gruppo è stata data la possibilità di scegliere se condividere il singolo tweet o passare a leggere il successivo, mentre al secondo gruppo è stata data solo la possibilità di leggere i tweet.

Dopo aver terminato il test agli studenti di entrambi i gruppi è stato somministrato un test sul contenuto dei messaggi che avevano appena finito di leggere.
Gli studenti che avevano letto e condiviso i messaggi hanno dato il doppio delle risposte sbagliate, spesso dimostrando una scarsa comprensione dei contenuti da poco letti e condivisi rispetto al gruppo di studenti che aveva solo letto i tweet.

I ricercatori sono arrivati alla conclusione che quando dobbiamo scegliere se condividere o meno un contenuto il nostro sforzo cognitivo aumenta notevolmente, affaticandoci e riducendo le nostre facoltà cognitive.

I risultati del primo test hanno portato ad un secondo esperimento. Ai due gruppi è stato chiesto di visionare prima una nuova serie di messaggi presenti all’interno di Weibo e poi di leggere un articolo scientifico stampato su carta.
Successivamente gli è stato somministrato un test sul contenuto dell'articolo. Ancora una volta il gruppo che ha condiviso i tweet ha dato il doppio delle risposte sbagliate rispetto al gruppo che aveva solo letto i tweet.

Questo secondo esperimento è stato condotto per far comprendere quanto l’abitudine a condividere post senza averne letto il contenuto, basando la condivisione solo su parole chiave o titoli accattivanti, porta ad una lettura superficiale dei tweet e quindi ad un maggiore tasso di errore nel valutare la qualità dei contenuti condivisi.

Al termine dell’esperimento agli studenti è stato chiesto di compilare un indice del carico di lavoro percepito. Il questionario ha confermato che il gruppo che ha letto e condiviso i tweet ha percepito un maggiore sforzo cognitivo.

Nei casi peggiori, questo sovraccarico cognitivo può arrivare ad influenzare le nostre capacità di apprendimento non solo quando siamo davanti al computer, ma anche nella quotidianità della nostra vita, quindi anche dopo aver staccato la "spina".

La gran parte degli utenti di Twitter non posta idee personali e/o originali, ma si limita a condividere i contenuti. La condivisione è una delle attività cardine di tutti i social network ma che in particolar modo è la carattestica primaria in Twitter. Si tratta quindi di un'attività che si auto alimenta.

La condivisione conduce ad un sovraccarico cognitivo, ed interferisce con l’attività immediatamente successiva. Lo studio mostra come dopo aver effettuato un’attività intensa di condivisione sulla rete, l’attività successiva che condurremo sarà influenzata dallo sforzo cognitivo accumulato.

I ricercatori suggeriscono che le interfacce web dovrebbero essere progettate tenendo in considerazione anche lo sforzo cognitivo che queste richiedono per essere usufruite, e di conseguenza il design delle pagine web dovrebbe essere pensato per interferire il meno possibile con lo sforzo cognitivo.

"Le interfacce web dovrebbero essere progettate non solo considerando l ' accessibilità e l ' usabilità, ma dovrebbero essere progettate "ergonomicamente" per la nostra mente."

Ecco il link allo studio completo.

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