Vivere in un mondo di algoritmi

14 marzo 2018

  

Sintesi

Ai giganti della tecnologia oggi basta apportare poche modifiche agli algoritmi dei servizi da loro offerti per cambiare la fruizione delle informazioni di milioni di persone.

 

La scienza informatica è in costante crescita. Ogni giorno nuove tecnologie sono sviluppate. Tra queste gli algoritmi che realtà come Google e Facebook impiegano per migliorare l'esperienza dei loro utenti. Grazie all'intelligenza artificiale ed ai big data il mondo del marketing si "lecca i baffi".
Gli obiettivi di Facebook, Google e di chi si occupa di marketing sono i medesimi. Per tutti l'obiettivo è quello di offrire prodotti e/o servizi concepiti sempre più a misura delle esigenze dei clienti.

Come ho sottolineato nell'articolo "La pubblicità online serve veramente?" è molto importante non dimenticare che i clienti a cui si vuole offrire un servizio personalizzato sono prima di tutto delle persone. Diventa quindi molto importante, per chi si occupa di marketing, non dimenticare mai che il tentativo di tracciare il profilo del cliente non deve diventare un'invasione della privacy del cliente stesso.

Diventa quindi altrettanto importante per qualsiasi business e per qualsiasi consulente di marketing che i clienti siano consapevoli di come i loro comportamenti sono analizzati. In oltre che questi ultimi sappiano usare a proprio vantaggio le analisi condotte dagli algoritmi. Le conseguenze di questo tipo di consapevolezza sono una maggiore soddisfazione da parte dei clienti ed una maggiore disponibilità a prestare attenzione a ciò che propone il marchio.

Gli algoritmi sono tra noi

Nel 2013 Google ha introdotto l'algoritmo hummingbird con l'obiettivo di comprendere meglio le intenzioni di ricerca degli utenti. Twitter nel 2016 ha apportato una modifica sostanziale all'algoritmo che gestisce la timeline dell'utente. Facebook come ormai è risaputo ha apportato sostanziali cambiamenti al suo algoritmo, privilegiando i contenuti delle "persone a noi più vicine".

Tutte novità che spingono i consulenti di marketing ad un'immediato aggiornamento. Fioccano articoli, corsi si organizzano ed energie si dedicano a spiegare su come gli aggiornamenti andranno ad influenzare i risultati proposti agli utenti.

Questi cambiamenti generalmente sono accolti con un po' di clamore. Clamore che nell'arco di poche settimane si assopiscono. O perché qualche nuovo aggiornamento è reso disponibile o semplicemente perché ci adattiamo velocemente e non facciamo più caso ad un cambiamento tra i tanti cambiamenti che quotidianamente viviamo.

Questo atteggiamento è spesso figlio della mentalità dell'inseguire i click, la popolarità, anziché le esigenze del cliente (puoi leggere l'articolo "Segui i clienti non i click").

Cambiare prospettiva

In un momento storico dove l'intelligenza artificiale, i big data, il machine learning sono gli argomenti del momento, è importante interrogarsi sulla capacità di un piccolo gruppo di persone di alterare istantaneamente i "pensieri" ed il comportamento (nel mondo digitale) di miliardi di persone. In particolar modo se il tutto è mosso da interessi economici.

Le informazioni sono filtratre dagli algoritmi con lo scopo di offrire ad ognuno di noi una selezione personalizzata di notizie. Obiettivo leggittimo, del resto nessuno di noi avrebbe le capacità di filtrare la massa di informazioni che ogni giorno ci sono offerte. Riuscire oggi a filtrare le informazioni è un'attività fondamentale per riuscire a raggiungere i nostri obiettivi.

Allo stesso tempo però è anche una condizione potenzialmente pericolosa. Delegare completamente agli algoritmi il compito di scegliere per noi può rivelarsi controproducente per differenti motivi.

Il numero di notizie false che circolano, la disinformazione pervasiva, sono solo alcuni dei fenomenti negativi che emergono dal mondo della rete. I più giovani sono esposti ad una notevole quantità di contenuti pericolosi. Mentre l'aspetto più ironico di questo mare di informazioni è che la nostra esperienza del world wide web è spesso limitata ad una dimensione "locale".

Uno studio dell'anno scorso infatti mostra come le persone tendono a replicare nel web i comportamenti che abbiamo nella vita reale. Come ad esempio avvicinarci e condividere solo le idee a noi affini e sopratto quelle che confermano le nostre (puoi leggere a riguardo gli articoli 12 Pregiudizi che ci influenzano Pt 1, 5 errori mentali e Lo Zen e la nostra mente).

In poche parole gli algoritmi presentandoci articoli, notizie, contenuti simili a quelli che ci piacciono non fanno altro che nutrire il nostro ego e proporci idee che confermano la nostra visione del mondo, riducendo la prospettiva da cui osserviamo il nostro business o la nostra vita privata. Comportamento ben definito dalla frase: "if you liked that, you’ll like this".

Cosa fare

Che cosa possiamo fare in qualità di utenti della rete? In attesa che gli algoritmi precisi, non ivadenti? Possiamo innanzi tutto imparare a scegliere le migliori informazioni per noi tra quelle che ci vengono messe a disposizione. Questo per poter pianificare strategie di marketing corrette, prendere le migliori decisioni per il nostro business e per la nostra vita personale.

Il primo passo è quello di prendere atto che gli algoritmi prendono decisioni in vece nostra, e che la conseguenza di questo è una visione del mondo specifica e ristretta. Questa consapevolezza può permetterci di mettere in dubbio i feed di notizie e quindi individuare informazioni più pertinenti alla nostre esigenze.

Il secondo passo consiste nell'aiutare gli algoritmi. Una consapevolezza dell'opera degli algoritmi ci permette di adottare un comportamento che permetta agli algoritmi stessi di migliorare la loro personalizzazione. In poche parole dobbiamo vivere le piattaforme social e più in generale di notizie in modo proattivo.

Il terzo passo è scomparire nel limite del possibile dai radar. I browser permettono oggi la navigazione in incongnito ed esistono motori di ricerca come DuckDuckGo che non tracciano i comportamenti degli utenti.
Questo non deve essere preso come un atteggiamento da persona paranoica, ma semplicemente è importante sapere quando e come ottenere una visione non filtrata del web. Può rivelarsi molto utile nel nostro percorso di formazione.

Il quarto passo è quello di decidere quanto dobbiamo affidarci alle scelte umane, cioè fare riferimento ai magazine online, a blogger di riferimento, e così via. La loro proposta editoriale è basata ovviamente su una scelta compiuta da persone e non da algoritmi. Ma proprio questa "parzialità" può rivelarsi un prezioso punto di vista alternativo.

Il quinto passo è quello di uscire dal mondo digitale. Come ho scritto in queste pagine il virtuale oggi è un'estensione del reale. È importante però mantenere il contatto con la vita reale, che ci permette di mantenere una prospettiva equilibrata sul nostro business e sulla nostra vita.

In conclusione

Una strategia di marketing raggiunge il successo quando offre ai fruitori del marchio ciò di cui questi ultimi hanno bisogno. Per riuscirci l'analisi dei big data attraverso strumenti come l'intelligenza artificiale e gli algoritmi è fondamentale. Questo però può avvenire se non ci si dimentica che i fruitori di un marchio sono prima di tutto persone, sono esseri umani e come tali vanno trattati (vedi a tal proposito l'articolo "Il lato umano del Marketing").

Vuoi suggerimenti gratuiti per catturare l'attenzione, chiudere vendite e aumentare la tua influenza?

 

BrioWeb
E-mail: info@brioweb.eu
Centralino 3515550381
Piazza IV Novembre, n. 22
30030 Cazzago di Pianiga (VE)

Consulenze
Marketing
Leadership
Coaching

Tutti comunicano, comunicare non è da tutti
Dove Marketing
Psicologia
Mindfulness e
T'ai Chi Ch'üan
si incontrano e si fondono

P.IVA 03853870271 | Informativa sulla Privacy, Cookie e Copyright | Mappa del sito | © 1999 - BrioWeb

P.IVA 03853870271 | Informativa sulla Privacy, Cookie e Copyright | Mappa del sito | © 1999 - BrioWeb