Birdman - o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

31 agosto 2018

  

Sintesi

Un film che si interroga sulla realtà ed i rapporti umani, ma soprattutto sul nostro ego e sulla nostra necessità che gli altri riconoscano i nostri successi.

 

4 Oscar vinti per 9 candidature e una lista (quasi) interminabile di premi e candidature. Questi sono i numeri del film del regista messicano Alejandro Gonzalez Iñárritu che grazie a questa pellicola è stato catapultato nel gota dei registi più importanti del pianeta.

Un film difficile da catalogare, definibile solo come mainstream, come cinema d'autore. La cui caratteristica principale dal punto di vista della realizzazione è un apparentemente mancanza di montaggio. Iñárritu riesce infatti a trasmettere la sensazione allo spettatore che il film è costituito da un unico piano sequenza", lungo 120 minuti. Questo perché, come ha dichiarato il regista, era il modo migliore per rappresentare al meglio il tema del film: l'ego.

Birdman è un film che ogni consulente di marketing dovrebbe gaurdare almeno (e sottolineo almeno) una volta. È un film ricco di spunti di riflessione sull'attuale condizione dell'uomo. Sul rapporto che abbiamo con noi stessi e con gli altri, su come percepiamo la realtà e su come questa ci influenza.

Interrogare la realtà

Al di là di una passione per il cinema, come può un film così "atipico" essere interessante per chi si occupa di marketing e di comunicazione?
Come ho scritto nell'articolo "Perché un buon leader deve leggere libri di fantascienza", è fondamentale per chiunque di noi essere capace di effettuare un salto di paradigma, cioè essere capace di guardare il mondo da differenti prospettive, ancora più importante se si opera nel campo della creatività, del marketing.

Il film racconta la storia di Riggan Thompson (interpretato da Michael Keaton) un attore in declino, che ha conosciuto fama e successo negli anni Novanta grazie al personaggio di Birdman, un supereroe alato e mascherato (in stile Marvel).

A distanza di anni Thompson è ricordato esclusivamente per aver interpretato l'eroe alato in tre pellicole, un po' come è successo a Mark Hamill dopo aver interpretato il personaggio di Luke Skywalker. O come in parte è successo allo stesso Keaton con la sua interpretazione di Batman. Si tratta di attori rimasti in qualche modo prigionieri del loro personaggio più famoso.

Il film racconta gli sforzi compiuti dal personaggio interpretato da Keaton per dimostrare a se stesso e agli altri di essere un vero attore, e non soltanto l’ombra di Birdman.

Nell’impresa di Thompson sono coinvolti la figlia ribelle Sam (Emma Stone), appena uscita dal centro di disintossicazione, l’amante Laura, l’amico produttore Jake, Lesley (Naomi Watts) un’attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway e Mike Shiner (Edward Norton) attore del momento di grande talento ma dal pessimo carattere.

Mentre cammina per strada le persone fermano Thompson chiedendoli l'autografo, riconoscendolo solo per il suo ruolo di Birdman. In qualche modo è "vittima" della percezione che gli altri hanno di lui.

Questo elemento ci pone una domanda: "È il modo in cui percepiamo noi stessi che influenza come ci vedono gli altri, o è come ci vedono gli altri che determina il modo in cui percepiamo il nostro io"?

È di fatto una metafora dei tempi moderni. Ognuno di noi infatti, influenzato dal mondo dei social, presta sempre più attenzione all'opinione degli altri, trascurando di coltivare una nostra identità ben distinta. Siamo sempre più spinti ad emulare ed appiattirci ai modelli che ci vengono proposti.

Guardarsi allo specchio

Sullo specchio del suo camerino, Riggan ha appeso una citazione: "A thing is a thing and not what is said of that thing". "Una cosa è una cosa e non quel che si dice di quella cosa.
Come per convincersi che ci sia una distinzione tra realtà ed apparenza, tra io vero e io sociale, pubblico, tra noi stessi e la nostra reputazione. E invece non c’è.

Oggi il confine tra reale e virtuale sta divenendo sempre più labile, nuboloso, fumoso. La stesura di una strategia di marketing, la creazione di una campagna di comunicazione, presume l'ascolto delle persone, cioè presume la comprensione di come le persone percepiscono e vivono la realtà.

Il doppio io di Thompson è la voce di Birdman, lo perseguita suggerendogli di credere nell’ipertrofica immagine di sé, che il successo da supereroe gli ha incollato addosso. Lo provoca, lo richiama come il canto delle sirene al suo altro io, quello costruito dallo sguardo degli altri.
Riggan resiste, combatte e infine cede: non c’è un io vero e un io inautentico. Siamo quello che gli altri dicono che siamo. E basta.

Non c’è identità profonda, non esiste un io reale cui appigliarsi fuori dai mille specchi che ci confondono e rifrangono la nostra immagine. Non esistiamo al di fuori da ciò che si dice di noi.

Di fatto è ciò che Luigi Pirandello scriveva in "Novelle per un anno": "Perché tu non puoi più pensarmi com'io ti penso, tu non puoi più sentirmi com'io ti sento! E ben per questo, Mamma, ben per questo quelli che si credono vivi credono anche di piangere i loro morti e piangono invece una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.".

Il film non è solo la storia di un attore in declino che tenta di rinverdire le vecchie glorie, mentre combatte contro la propria mediocrità, il suo io nascosto, l’uomo-uccello, lo perseguita e lo mette di fronte ai suoi molteplici limiti e alla sua megalomania.

Attraverso il personaggio interpretato da Keaton il regista racconta la storia di ognuno di noi. Delle fragilità e delle contraddizioni che ognuno di noi vive. I sogni di gloria che abbiamo e che molto spesso si trasformano in delusioni di vita. Il film è il racconto della presunzione, ma anche della vulnerabilità, di chi si è costruito un'immagine di se e poi deve confrontarsi con un’evidenza tutta contraria (vedi a tal proposito l'articolo "Atreyu e la storia infinita (del marketing)").

Alla ricerca spasmodica del successo

Per riuscire in questo suo obiettivo Thompson ha deciso di spendere tutti i suoi soldi in una folle impresa: scrivere l’adattamento del racconto "Di cosa parliamo quando parliamo d’amore" scritto da Raymond Carver, e di dirigerlo e interpretarlo in uno storico teatro di Broadway.

Thompson è deciso a misurarsi con la "vera arte" che solo Broadway può offrire, perché la popolarità raggiunta ad Hollywood non è che la "cugina puttanella del prestigio", quello vero, che si guadagna sudando sui palchi scalcinati di New York.

Il tema principale di Birdman è l’ego, e la ricerca disperata e continua di ognuno di noi di migliorare se stesso e di essere migliore degli altri: una disperata ricerca di amore e di accettazione. La ricerca di approvazione da parte delle persone che amiamo, e l’incapacità di vedere i problemi degli altri perché siamo disperatamente concentrati su noi stessi, vittime del nostro egocentrismo.

Il film è quindi una critica all’ego di ognuno di noi, in particolar modo quando questo ci impedisce di guardarci attorno e di ascoltare il mondo che ci circonda. Avere dei sogni e delle aspettative non è sbagliato, anzi, ma se l’ego diventa più importante di tutto il resto, si rischia di ferire chi ci sta più a cuore e di perdere il controllo sulla nostra vita.

La critica non si ferma però all'ego dell'essere umano, ma si estende di fatto alla disperata e affannata ricerca di raggiungere il successo (vedi l'aticolo "Cosa significa raggiungere il succeso")

Il mondo dello spettacolo è una metafora della nostra vita. Un mondo crudele e spietato, dove i sogni dei coraggiosi di sfondare e di raggiungere il successo possono andare in fumo a causa di una semplice e superficiale critica su un giornale. Come quando noi non conquistiamo abbastanza like o follower.

Come per il mondo dello show business, anche nella nostra vita quotidiana è il pubblico che sancisce il successo. È il pubblico che porta un regista e il suo cast, alla fama o li condanna all’oblio. È sempre il pubblico che nell'era dei social determina se siamo qualcuno o meno.

Questo elemento è molto importante e qualsiasi consulente di marketing lo deve tenere in considerazione. Nell'articolo "Segui i clienti non i click" ho illustrato come nel valutare lo sviluppo di un business bisogna stare attenti a controllare la tentazione da parte delle aziende di inseguire un aumento dei like, dei follower, dei click.

Ossessionato da un successo che non può raggiungere, Thompson si spara un colpo in testa mentre è sul palco dell'ultima repclia del suo spettacolo. Ma ancora una volta il fato gli consegna l’ennesimo insuccesso, impedendogli di togliersi la vita. Infatti Thompson sbaglia il colpo ferendosi al naso.
Al suo risveglio in ospedale viene coccolato dall’affetto dei suoi cari e dal rinnovato entusiasmo che la critica ha nei suoi confronti.

Nonostante tutto questo, lasciato solo nella stanza, quando Sam torna dal padre trova la stanza vuota e la finestra aperta. Guardando fuori dalla finestra in lontananza si sentono delle sirene. Dopo aver guardato in basso Sam guarda sopra di se, verso il cielo, illuminandosi e sorridendo.

Thompson si è forse buttato giù dalla finestra stanco di dover convivere col fardello di un alter ego che gli rammenta continuamente del suo passato? Spinto dal pensiero che sarà comunque sempre ricordato per l’interpretazione di Birdman?
O forse ha creduto di poter volare veramente come il suo alter-ego, difatto arrendendosi all'idea di essere Birdman. Accettando l'idea che ognuno di noi è di fatto ciò che gli altri pensano e considerano di lui.

Generazioni a confronto

Il film contiene anche un attento confronto tra generazioni rappresentato dal rapporto padre-figlia, dal rapporto giovane attore emergente e attore in declino. Sam, la figlia di Thompson, non manca di ricordare al padre che (per lei) la vera fama si raggiunge attraverso internet e non attraverso la storia di un libro scritto decenni prima.
Rimprovera al padre di non essere sui social, e se non sei sui social di fatto non solo non sei nessuno, ma non esisti.
Il regista pone una critica a questo mondo sempre connesso, dove ormai non contano più il talento o la fatica per raggiungere un risultato, ma conta solo il numero di visualizzazioni sulla rete, i click.

Questo aspetto è raccontato da una bellissima sequenza in cui Riggan, a causa di un piccolo incidente, si trova per puro caso ad essere filmato mentre correre in mutande per le strade di New York. Il filmato diventerà per l'appunto virale portando l'attore nei trends social del momento.

Finzione e realtà si sovrappongono a un ritmo sincopato, gli attori recitano il ruolo di attori di teatro e insieme recitano se stessi e lo spettatore sente che la doppia performance di recitare la recita li rende ancora più veri.

Il film parla in modo confuso, emotivo e totalmente istintivo della recita della nostra vita. L’apparenza di noi stessi è filtrata dallo sguardo degli altri, insomma della nostra "reputazione", quel doppio io che la nostra immagine negli occhi degli altri rifrange intorno a noi, e della confusione che questo nostro doppio provoca in noi, quell’io sociale, quell’apparenza di noi che ci ossessiona tutta la vita, che a volte ci sembra pura illusione e che è invece la parte più profonda di noi stessi.

Riggan cerca la verità fino a perdere la ragione. Si perde proprio a poche ore della prima, vagando confuso per le strade di New York, dove un vecchio attore ubriaco gli ricorda, recitando Macbeth, che "la vita è solo un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia sulla scena e poi non si sente più nulla". Eppure quel perdersi nella ricerca della verità, fino al punto di usare una vera pistola in scena, è il trionfo dell’illusione, del suo io sognato, dell’immagine sulla realtà. Perché, mai come oggi, una cosa non è altro che ciò che si dice di quella cosa.

Questa forse è la constatazione più amara, ma del resto è ciò che caratterizza la quotidianità di oggi. Per quanto una strategia di marketing deve rispettare le persone a cui si rivolge, deve anche tenere in considerazione che il valore di un marchio, la reputazione del marchio stesso è ciò che le persone dicono su di esso.

Mai come prima nella stesura di un piano marketing oggi il ruolo assunto dalla reputazione, ciò che si dice sul marchio, è determinante per il successo di quest'ultimo.

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