L'importanza del rapporto maestro allievo nella leadership

14 settembre 2018

  

Sintesi

Lo sviluppo della strategia di marketing ha bisogno del supporto di tutti i membri dell'azienda. Perché ciò avvenga deve essere coltivata una solida leadership. Per ottenere questo risultato, chiunque aspiri a divenire il leader di un gruppo deve assimilare la profondità e le sfumature del rapporto "maestro - allievo".

 

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Questo pensiero di Albert Einstein mi ha sempre colpito e fatto riflettere. Riesce infatti in modo efficace a sintetizzare quello che è il rapporto "maestro - allievo".

Il rapporto "maestro - allievo" è un tema fondamentale, da studiare e metabolizzare, per chiunque voglia sviluppare nei confronti dei propri collaboratori una leadership forte e salda.

Questo tipo di rapporto è fondamentale per un percorso di crescita professionale dei propri collaboratori, e di se stessi. Senza di questo infatti non si possono ottenere grandi risultati dai propri collaboratori.

Il rapporto maestro allievo

Il rapporto "maestro - allievo" insegna che lo scopo di instaurare un rapporto di questo tipo in azienda è volto prima di tutto alla crescita personale dei collaboratori.
Questa crescita può avvenire solo se tra il mentore ed il suo allievo esiste un forte rapporto di fiducia reciproca, anche se in realtà chi deve sviluppare questa fiducia è soprattutto chi assume il ruolo dell'allievo.

Colui che trasmette le proprie conoscenze dovrebbe essere in grado di valutare i limiti e le potenzialità dell'allievo, e soprattutto deve possedere la necessaria esperienza per non proiettare su quest'ultimo nessuna aspettativa.

Il compito di un maestro è quello di indicare al proprio allievo la via, di lasciar uscire la natura dell’allievo stesso. Infatti ognuno di noi è in grado di superare i propri limiti, di crescere, se è affiancato da qualcuno che è disposto ad investire del tempo per immaginare quello che possiamo diventare.

Mi è capitato molto spesso nel svolgere il mio ruolo di consulente di marketing di entrare in aziende dove i dipendenti non si sentono apprezzati. Con frequenza i dipendenti si sentono sminuiti nel loro ruolo, e di conseguenza non si sentono affatto dei collaboratori. Dei collaboratori al successo dell'azienda.
Molto spesso infatti la strategia di marketing di un'azienda perde di efficacia proprio dalla mancata collaborazione da parte dei dipendenti stessi dell'azienda.

Questa situazione è molto spesso imputabile al titolare dell'azienda e/o ai dirigenti della stessa. I quali non sono capaci di valorizzare i propri dipendenti perché si sentano dei collaboratori. Non sono capaci di creare un ambiente fertile perché i collaboratori si possano sentire parte di qualcosa, o meglio ancora, si sentano parte del marchio.

Un leader che aspira ad essere tale, deve comprendere che un maestro ha il compito di aprire la porta verso un sentiero di crescita, ma è anche molto importante accettare che spetta all'allievo fare la fatica di passarci attraverso ed iniziare il suo viaggio.

Questo è il nodo cruciale della questione. Molti dirigenti e/o titolari di azienda si aspettano dai propri dipendenti che prendano iniziative, e che non dipendano eccessivamente dalle loro indicazioni.
Ma spetta proprio ai vertici dell'azienda creare quel clima, quell'ambiente, che spinga i dipendenti ad attraversare la porta aperta su un nuovo percorso di crescita portandoli a divenire e sentirsi dei collaboratori e non dei dipendenti.

La fiducia è tutto

Questa sequenza del film "Per vincere domani - The Karate Kid" è divenuta un'icona della cultura popolare. La frase "dai la cera, togli la cera" è infatti entrata nel linguaggio e nella cultura di molte nazioni occidentali.

Questa scena però racconta qualcos'altro. Racconta proprio dell'importanza della fiducia che l'allievo deve avere nei confronti del maestro. La fiducia è un pilastro fondamentale per qualsiasi azienda (leggi "La fiducia per costruire il valore di un marchio" e "La mappa per costruire la fiducia nel cliente").
In oltre la fiducia è fondamentale per costruire una cultura aziendale basata sui feedback (puoi leggere a riguardo l'articolo "Costruire una cultura ricca di feedback").

L’allievo quindi deve fidarsi del proprio mentore al punto di affidarsi totalmente a lui, non nel senso di coltivare nei suoi confronti un cieco culto della personalità ma nel senso della consapevolezza che proprio il "vuoto" del maestro (il dare la cera e toglierla) permetterà all'allievo di crescere.
D'altro canto il mentore deve comprendere l'importanza ed il valore della fiducia che l'allievo ripone in lui. Un leader non può e non deve considerare i propri collaboratori come persone su cui imporre la propria volontà. Usarle a suo uso e consumo. Ha al contrario il compito di farli crescere e quindi renderli persone migliori.

Per ottenere quindi la necessaria fiducia da parte dei collaboratori sono fondamentali due punti. Il primo punto è che un leader deve ispirare fiducia con il suo comportamento ed il secondo punto è che il leader deve creare un clima in azienda che favorisca lo sviluppo di una cultura basata sulla fiducia.

Il leader non è solo un insegnante

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Un vero leader in oltre, come un buon maestro, è consapevole che arriverà un momento in cui un allievo, un collaboratore mostra di aver fatto proprie tutte le conoscenze trasmesse, a tal punto di aver la forza di superarle e quindi di sapersi distaccare dalla guida del proprio mentore.
Quel collaboratore è pronto per divenire a sua volta un leader.

Un buon leader quindi non è semplicemente un buon insegnante. Non è solo una persona che illustra ai propri collaboratori cosa si deve fare e come si deve fare. Un leader è più simile ad un "maestro di vita". È un punto di riferimento, un esempio, lo stimolo per tutti per crescere e migliorarsi.
Si occupa di coloro che lo seguono e che stanno compiendo il loro percorso di crescita, è un esempio con la propria condotta, non cerca di convincere gli altri di aderire alle proprie convinzioni e valori, semplicemente conduce la sua vita secondo gli insegnamenti che trasmette.
Il rapporto maestro allievo è quindi prima di tutto un sentire personale, di conseguenza non è facile delinearlo e incasellarlo in modelli, standardizzarlo.

Il compito quindi di un buon maestro è quello di permettere all'allievo di trovare la propria strada. Nel mondo del T'ai Chi Ch'üan si racconta questa piccola storiella per descrivere proprio questa importante caratteristica di un maestro.

Un giorno un maestro, durante la pratica con un allievo, avvertendo che quest'ultimo da tempo lo imitava alla perfezione, lo avvicinò e gli disse:
- Ti stai muovendo in modo sbagliato! -
L'allievo rimase sconcertato dalle parole del maestro.
- Sbagliato? Perché? Sto facendo esattamente i tuoi stessi movimenti!
Il maestro sorridendo rispose:
- Proprio così -

Ed ecco alcuni momenti tratti sempre dal film "Per vincere domani - The Karate Kid" che mostrano proprio il ruolo del maestro.

Lo specchio

Un maestro non si sostituisce mai alla libertà di un allievo. Il compito del maestro è quello di arginare la libertà dell'allievo e di incanalarla nella direzione giusta. Questo per il maestro è una grande responsabilità, e deriva dalla fiducia che l'allievo ripone nel maestro.
La libertà dell'allievo va rispettata perché solo chi ha commesso tutti gli errori possibili può mettersi nella condizione di determinare la strada degli altri.
Ma solo il giorno in cui esaleremo il nostro ultimo respiro smetteremo di compiere errori. Ecco perché in un rapporto maestro allievo non ci può essere spazio per nessun personalismo, per nessun gioco di potere, per nessun egoismo. Ma solo la per la libertà dell'allievo di compiere il proprio percorso.

La grandezza di un leader emerge quando mette in campo ogni sua risorsa per i propri allievi. Allievi in cui si immedesima. Nel rapporto "maestro - allievo", il maestro trova la sua realizzazione nell'allievo, viceversa perché l'allievo possa vivere, possa compiere la sua strada, il maestro deve eclissare la sua figura nell'allievo.

Il mentore deposita le proprie conoscenze nell'allievo adattandole alle sue capacità e quest'ultimo potrà maturare nel corso del tempo le conoscenze che gli sono messe a disposizione.

Nell'articolo Atreyu e la storia infinita (del marketing) mi sono soffermato sull'immagine dello "specchio magico" per ognuno di noi.
L'occhio non può vedere se stesso, per farlo, ha infatti bisogno di uno specchio. Ognuno di noi può imparare a prendere coscienza di se stesso e ad accettarsi per quello che è nello specchio di un'altra persona. Una persona che ci guarda in modo onesto e autentico. In particolar modo se questa persona per noi è un maestro, una guida.

La tazza di té

Nan-in, era un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912). Un giorno ricevette la visita di un professore universitario che si era recato da lui per interrogarlo sul significato dello zen.
Nan-in accolse il professore e gli offri del tè. Mentre versava il tè nella tazza del professore la riempì fino a far traboccare la bevanda dai bordi della tazza.
Il professore guardò traboccare il tè stupito, poi non riuscì più a contenersi: - La tazza è piena, non ce n’entra più! - .
Il maestr Nan-in a quel punto rispose: - Come questa tazza lei è ricolmo delle sue opinioni e delle sue congetture. Come posso spiegarle lo zen, se prima non svuota la sua tazza?".

Questa scena tratta dal film "Il regno proibito", illustra proprio la storiella zen riportata poche righe qui sopra. È molto importante da parte di un allievo coltivare l'umiltà. È infatti importante evitare il desiderio di un'eccessiva comprensione mentale delle cose.

Molto spesso un collaboratore, un allievo, mette in discussione o dubita delle indicazioni dei propri superiori (del maestro). Questo perché non comprende i motivi delle indicazioni ricevute. La realtà è che un collaboratore deve prendere consapevolezza che non dispone delle medesime informazioni di cui dispongono i suoi superiori.

Un allievo non può avere la medesima visione dei fatti e delle cose di come la può avere il maestro, come è ben illustrato nella seguente sequenza tratta dal film "The Karate Kid - La leggenda continua".

Privilegiare i "sensi interni" e l'intuizione, in modo da "comprendere anche quando non si capisce". "Riconoscere un albero dai frutti" (e non dalle supposizioni di ciò che dovrebbe essere). In ogni minimo suggerimento, pur dato in apparenza banalmente, ci può essere un saggio consiglio.

Essere sempre leali verso il gruppo, verso il proprio leader e verso l'insegnamento stesso. Avere sempre fiducia nelle proprie possibilità e nei suggerimenti ricevuti dal proprio mentore.
In poche parole, l'allievo deve imparare a guardare la luna, e non il dito del maestro che la indica.

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