Tu, come ti siedi?

28 dicembre 2018

  

Sintesi

Durante un colloquio di lavoro, mentre si sta conducendo una trattativa con un cliente, mentre siamo in ufficio con i colleghi, la postura che assumiamo mentre stiamo seduti comunica dei messaggi ben precisi, che possono aiutarci o svantaggiarci.

 

Nell'articolo "6 modi per apparire convincenti" mi sono soffermato sull'importanza di prendere consapevolezza del linguaggio del nostro corpo, che può aiutarci o meno nella nostra vita quotidiana.

Un altro elemento molto importante per noi è anche come stiamo seduti. Passiamo molte ore della nostra giornata seduti. Alla scrivania, in poltrona guardando la televisioni, sul sedile dell'auto mentre guidiamo ecc...

Ogni postura del nostro corpo produce nel nostro cervello emozioni particolari che modificano il nostro stato d'animo nel corso della giornata. Un recente studio condotto da Nicolas Guéguen, direttore del Laboratoire d'ergonomie des système, traitement de l'information et comportement di Vannes, ha evidenziato degli aspetti davvero interessanti su come siamo percepiti in base a come siamo seduti.

Uno degli aspetti più importanti dalle ricerche di Nicolas Guéguen e di altri ricercatori, è che il senso di dominio o di forza che possiamo provare è modulabile attraverso gesti che ognuno di noi può allenarsi a compiere.
Lavorare sul proprio portamento è un modo per poter provare le sensazioni che prova un "personaggio importante", un direttore, un manager, ecc... ma bisogna rispettare attentamente i codici sociali di questi atteggiamenti, perché anch'essi modulano il legame corpo-mente.
In oltre le sensazioni che proviamo in base alla postura che assumiamo, dipendono anche da fattori culturali. L'ambiente dove siamo cresciuti infatti influenza il modo di percepire la postura del corpo. In oriente appoggiare i piedi sulla scrivania è un gesto quasi impensabile, mentre negli Stati Uniti è segno di una persona che prova un forte senso di affermazione di se stesso.

Alcune posture possono aiutare a sopportare le critiche di un superiore. Se hai la possibilità di reclinare leggermente all'indietro la poltrona su cui sei seduto, non esitare: le aree del cervello associate ai sentimenti negativi si attivano meno quando abbiamo la testa reclinata al'indietro. In oltre, il disagio che proviamo, è influenzato anche dalla postura del nostro interlocutore.

A New York, alla Columbia University, la psicologa Dana Carney ha misurato la concentrazione di un ormone dello stress (il cortisolo) e di un altro ormone spesso associato alla dominanza, il testosterone, in alcuni volontari invitati a restare per diversi minuti sia in una posizione che negli Stati Uniti è associata a uno status di potere elevato (ovvero con i piedi sul tavolo, la schiena inclinata e le mani dietro la nuca) sia in uno status di potere debole.
La studiosa ha constatato che la posizione che evoca potere, rispetto a quella "debole", auentava la concentrazione di testosterone riducendo quella di cortisolo.

In sintesi

Durante una trattativa, un colloquio, una postura "espansiva" favorisce l'affiorare in noi di un senso di potere, mentre una postura di chiusura stimola una senso di inferiorità. È importante però tenere in considerazione l'atteggiamento del corpo del nostro interlocutore e stare attenti a non innescare con il nostro atteggiamento un senso di scontro.
Assumere una posizione che ci induca sicurezza e forza è importante, ma è altrettanto importante che l'atteggiamento del nostro corpo trasmetta serenità, calma e positività, a partire dall'espressione del nostro viso (vedi a tal proposito l'articolo "Il potere del sorriso per il successo della strategia di marketing").

Per maggiori approfondimenti sull'argomento:
Parl L. E. e altri, Stand Tall, but Don't Put Your Feet Up: Universal and Culturally-spcific Effects of Expansive Postures on Power.
Yap A. K. e altri, The Egonomics of Dishonesty: The Effect of Incidental Expansive Posture on Stealing, Cheating and Traffic Violations.
Bohns V. K. e Wiltermuth S.S., It Hurts When I Do This (or You Do That)

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