Quando il lavoro è smart

23 novembre 2018

  

Sintesi

Il lavoro smart crea benessere e migliora efficienza e risultati, la sua introduzione implica però un profondo cambiamento culturale.

 

Dopo aver parlato di felicità nell'articolo "Al lavoro felici?" e di essermi soffermato in molti articoli sull'importanza di creare un ambiente fertile alla cura ed allo sviluppo della persona.

Un tema di cui si parla molto negli ultimi tempi è lo smart working. Un recente articolo de "Il sole 24 ore" ispirato da un sondaggio redatto dall'Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano, presentato lo scorso 30 ottobre, il sondaggio è stato presentato in occasione del convegno "Smart working: una rivoluzione da non fermare" descrive così il profilo del lavoratore "smart":

È in maggioranza un uomo, ha tra i 38 e i 58 anni, risiede nel nord ovest del Paese ed è più soddisfatto delle modalità con cui può organizzare la propria attivitè rispetto alla media degli altri lavoratori per motivazioni che vanno dal miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e professionale all’aumento della qualità dei risultati prodotti, dell’efficienza e della motivazione.

Secondo questa ricerca in Italia si contano oggi 480mila smart worker, il 12,6% degli occupati che potrebbero essere interessati da questa tipologia lavorativa: numeri in aumento del 20% rispetto al 2017 e con ampi spazi di crescita.

L'introduzione di questo "tipo di lavoratore" è possibile solo se si modificano gli stili di leadership e soprattutto i comportamenti delle persone. Va effettuato un profondo cambiamento culturale in azienda. Le persone vanno orientate sempre più verso il raggiungimento degli obiettivi, anziché ragione in ore lavorate e in "urgenze" smaltite.

Un passaggio culturale che deve essere quindi basato sulla programmazione delle attività, per poi poterne misurare i risultati. L’introduzione dello smart working in un'azienda quinidi è prima di tutto un progetto di cambiamento di cultura e del modello leadership.

Secondo la ricerca, uno stile di leadership smart deve basarsi sulla capacità dei capi di incoraggiare le persone a collaborare con tutti i colleghi in modo aperto (sense of community); di decidere di volta in volta le modalità e gli strumenti di comunicazione da utilizzare con i collaboratori (virtuality); di recepire le esigenze personali dei collaboratori e integrarle nelle modalità di organizzazione del lavoro (flexibility); di responsabilizzare i collaboratori, coinvolgendoli nelle decisioni e stimolandoli a proporre miglioramenti nelle modalità di organizzazione del lavoro (empowerment).

I tempi non stanno cambiando. Sono cambiati. Le aziende, per quanto piccole, devono effettuare un cambiamento culturale profondo per poter affermare i propri marchi e le proprie strategie di marketing sull'attuale mercato nazione ed internazionale.

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