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Articolo del 4 gennaio 2019

Il caso di Massimo Polidoro, divulgatore scientifico, che ha saputo costruire attorno a se grazie alla propria autorevolezza una vera e proprio comuntà di "fan".

Fatti insoliti, mostri, alieni e misteri in generale. Sembra quasi la presentazione di una puntata della serie televisiva cult degli anni Novanta The X-Files o del più recente serial TV Supernatural. In realtà non è cosí.

Oggi mi voglio soffermare sulla figura di Massimo Polidoro, giornalista e scrittore che si dedica da molti anni allo studio di tutto ciò che è "insolito", e che ha costruito e continua a costruire giorno dopo giorno, un seguito di appassionati al suo lavoro anche grazie al web.

Infatti non sono i fantasmi il motivo per cui ho deciso di pubblicare un articolo sulla sua figura, ma motivi molto più terreni e concreti, e come sempre, conditi da una sfumatura di marketing.

Massimo Polidoro è un perfetto esempio di come attraverso la giusta autorevolezza (leggi a riguardo l'articolo "Autorità o Autorevolezza?", i giusti contenuti, sia possibile costruire intorno ad un marchio una comunità di appassionati (tema che ho trattato nell’articolo "Fare marketing nell'era dei social Pt 1").

Nel caso specifico il "marchio" non è rappresentato da un prodotto e/o un servizio, ma bensí dalla sua stessa persona. Insomma, quello che gli anglofoni amano chiamare "personal branding".

In queste pagine, nel corso degli anni, mi sono soffermato sovente su quanto sia importante, per ottenere il successo di una strategia di marketing, costruire vere e solide relazioni umane con i fruitori del marchio (leggi ad esempio gli articoli "Marketing, relazioni umane e Home Depot" e "Altruismo & Marketing").

La rete offre proprio questa grande opportunità. È un ponte diretto di collegamento, che permette di interagire con il proprio pubblico, ascoltarlo, dare risposte, e cosí via…

Prima di proseguire però, è importante fare un piccolo inciso, e chiarire il ruolo delle differenti figure che fanno di se stesse un marchio.

Spesso per illustrare che cosa è il personal branding, si fa riferimento agli influencer, come ad esempio Chiara Ferragni. Ma il caso di Massimo Polidoro è differente, e a mio avviso, estremamente molto più interessante da studiare.

Testimonial, endorser ed influencer sono parole che descrivono fondamentalmente una persona più o meno nota e/o famosa che propone ad un pubblico un servizio e/o un prodotto legato ad un brand.

Gerry Scotti ad esempio è il "testimonial" dell’omonima marca di riso, il meccanico di fiducia, che conosco da anni, e che mi consiglia quale tipo di pneumatico acquistare, è un "influencer". Il giocatore di basket, che scende in campo indossando le scarpe che un determinato marchio produce e che gli ha chiesto di utilizzare per promuoverle è un "endorser".

Si tratta ovviamente di definizioni che spesso si accavallano tra loro e non certo dai bordi ben definiti. Generalmente però si può dire che un "vero" influencer non è pagato dal marchio, per promuovere i suoi prodotti e/o servizi. Un influencer è un professionista, indipendente dall’influenza dei marchi, che esprime un proprio parere professionale su un determinato prodotto e/o servizio.

A questo punto la domanda sorge spontanea, e Massimo Polidoro cosa c’entra in tutto questo? È un influencer, un endorser di se stesso, che cosa è?

Massimo Polidoro è il perfetto esempio dell’esperto, del professionista, che divulga la propria conoscenza mettendola a disposizione con gli altri. Cioè rappresenta il modello a cui può aspirare ognuno di noi. Forse non si è così famosi da essere chiamati a promuovere una determinata marca di riso, o da indossare un certo tipo di scarpe per giocare a pallacanestro, ma possiamo offrire la nostra autorevolezza grazie alla rete.

"Condividere è prendersi cura" citando il personaggio di Mae Holland del romanzo "Il cerchio" di Dave Eggers e di cui pubblicherò la recensione venerdí prossimo (leggi a riguardo l'articolo "La perfezione del cerchio").

Condividendo il proprio sapere è possibile costruire attorno a se una comunità, divulgando le proprie idee ed il proprio operato possiamo attirare a noi persone che se ci riconosceranno la giusta autorevolezza si trasformeranno in veri e propri alfieri, promotori, del nostro operato.

È vero che in questo articolo sto trattando una figura che gode già di una certa notorietà. Infatti è il segretario del CICAP (il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), di cui fa parte anche Piero Angela, e di cui è spesso ospite nella sua trasmissione Superquark. Sovente è ospite di trasmissioni televisive ed è autore di numerosissime pubblicazioni (libri, articoli, ecc…).

Apparentemente potrebbe non avere bisogno di investire tempo e risorse nel curare un sito web, una newsletter settimanale ed un canale YouTube. Come invece deve, apparentemente, fare una persona che non gode di tutta questa visibilità.

In realtà la sua visibilità è merito di anni dedicati a svolgere con professionalità e serietà il proprio lavoro di divulgatore scientifico. Oggi il suo sito web, la newsletter, il canale YouTube, permetto a Polidoro di condividere il proprio lavoro e di mostrare l’importanza di ciò che fa ai propri "alfieri" (leggi l'articolo "People have the Power").

Tutto questa profusione di energie nella divulgazione del suo lavoro attraverso la rete ha permesso col tempo di raccogliere intorno al "marchio Polidoro" una comunità di appassionati, che per approfondire i temi da lui trattati è portata ad acquistare i suoi libri e/o a partecipare ai convegni in cui è presente come relatore.

Il "caso Polidoro" ci permette di comprendere come non serve essere né testimonial, né endorser, né degli influencer per costruire attorno a noi una comunità. Quello che veramente serve è l’autorevolezza del nostro lavoro.

La rete ci offre numerosi mezzi per riuscire a promuoverci, ma sarà sempre e comunque la qualità del nostro lavoro a fare la differenza. Qualità che dovrà emergere nei contenuti che andremo a produrre, siano essi articoli, immagini, video o quant’altro.

Per ottenere questo risultato ci vuole tempo, studio, dedizione al proprio miglioramento personale. Solo cosí in modo naturale e spontaneo potrà nascere attorno a noi una comunità di persone che ci vedrà non come un influencer, ma come una persona autorevole a cui rivolgersi per il proprio miglioramento, professionale e personale.

Francesco Russo Consulente Marketing

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