Noi siamo esseri umani, non macchine

Agenzia marketing e neuromarketing | Francesco Russo consulente marketing | BrioWeb consulenza marketing  e seo Treviso Padova Venezia

Articolo del 20 lulgio 2020

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Tutto è marketing. Questa frase la ripeto da molti anni, nei corsi che tengo, nelle conferenze a cui sono invitato a partecipare come relatore, ai miei clienti quando gli incontro.

La foto di apertura è stata scattata lo scorso sabato. Mi stavo recando assieme ad altre persone in località Campomuletto, nel Comune di Gallio (VI), per percorrere un sentiero che amo fare di sovente: il sentiero del silenzio.

A pochi minuti di strada dall’arrivo ho dovuto fermare l’auto. Davanti a me si era formata una colonna di auto piuttosto lunga. Ero abbastanza stupito. Era la prima volta infatti che mi capitava di ritrovarmi incolonnato su quella strada che ho percorso tante e tante volte.

Il motivo di quella colonna d’auto l’avrei scoperto pochi minuti dopo, ed è purtroppo amaramente raccontato dalla foto con cui ho deciso di aprire l'articolo.

Chi ha assistito all’incidente ha raccontato che la camionetta ha sorpassato un’altra auto. Nell’effettuare questa manovra la camionetta è finita con l’intero lato sinistro sul prato adiacente al ciglio della strada, perdendo aderenza e di conseguenza il controllo. Il conducente a quel punto ha sterzato a destra per cercare di rientrare sul manto stradale, ma essendo la strada molto stretta, è arrivato in pochi attimi sul lato opposto della strada delimitato anziché da un prato da una salita piuttosto scoscesa.

La corsa della camionetta non si è però fermata sul crinale della montagna. Il conducente quando si è visto uscire di nuovo dalla strada ha cercato di sterzare, questa volta a sinistra, per tornare sulla strada, ma non ha fatto a tempo, la camionetta era già tutta sulla salita e la manovra ha così posizionato la camionetta in modo tale da farla capovolgere un paio di volte su se stessa.

Sul posto è intervenuta una pattuglia dei carabinieri, un’ambulanza, un’automedica, un elicottero del servizio di elisoccorso del 118, un autocisterna di vigili del fuoco e una camionetta sempre dei vigili del fuoco.

Il risultato è che i due passeggeri si sono feriti in modo serio, mentre il conducente ha riportato ferite gravi. Un gesto apparentemente innocuo, ha comportato non solo il rischio per le persone a bordo della camionetta di perdere la vita, ma anche costi altissimi per i mezzi e gli uomini impiegati per risolvere l’incidente (basta pensare a quanto costa muovere un elicottero).

Perché raccontare questa storia

Perché raccontare la storia di un incidente come tanti? Da un lato è chiaro che mi ha colpito perché ho potuto vedere con i miei occhi le conseguenze di un gesto azzardato, ma è altrettanto vero che devo ammettere a me stesso che incidenti come quello che ho descritto capitano in tutta Italia ogni settimana.

La differenza non sta nell’incidente in se, ma nell’avere l’occasione per fermarsi a riflettere sull’importanza della lentezza.

Come nella vita anche in azienda corriamo troppo

Continuo sempre più a percepire la necessità, da parte dei miei clienti, di "velocizzare" il proprio lavoro, di riuscire ad ottenere risultati in tempi sempre più brevi. Spiegar loro, ad esempio, che il marketing, l’attuazione di un piano marketing, richiede tempo, è sempre più difficile. Non si può costruire Roma in un giorno. A mente fredda ne siamo tutti consapevoli. Se chiedessi ad una qualsiasi persona di costruire una città come Roma in un solo giorno è palese che la risposta sarebbe un secco: "è impossibile".

La realtà è che nella vita di tutti i giorni noi siamo come l’autista della camionetta, premiamo sull’acceleratore anche se mancano pochi minuti all’arrivo, anche se la strada è stretta e dissestata, anche se il limite di velocità è di 30 km orari e sorpassare è una manovra pericolosa.

Il segno dei tempi

Le mie consulenze di marketing negli ultimi anni si stanno trasformando, infatti oggi sono sempre più impegnato ad insegnare come difendersi dagli effetti del multitasking, argomento che in questo blog di marketing ho trattato e tratto ampiamente (vedi le sezioni del sito "Gestione del tempo" e "Management e Coaching").

Non ci rendiamo conto che inseguiamo delle chimere e che anche se si corre di più non si guadagna di più, il fatturato non aumenta, o meglio, può anche essere che il fatturato aumenti, ma è molto probabile che i margini si riducano.

Questo per colpa degli errori che commettiamo nel lavorare a ritmi eccessivamente sostenuti, stanchezza, distrazione, e per le troppe cose fatte all’unisono.

Negli ultimi tempi mi viene chiesto di sovente perché, in quanto consulente di marketing e comunicazione, mi occupo di questi temi. La risposta è complessa ed articolata. La risposta semplice è che il motivo è che fare marketing non è solo fare una campagna pay per click su facebook, anzi quello è solo uno strumento, forse il minimo sindacale per fare marketing e se non utilizzato all’interno di una strategia di marketing serve relativamente a poco.

La vera sfida del marketing si gioca quando la marca incontra il proprio fruitore. Quando un cliente telefona in azienda e all’altro capo del filo risponde una persona stanca, oberata di lavoro, non serena. Quando questo avviene gli effetti sono devastanti.

Come sono deleteri i risultati quando l’assistenza ad un cliente avviene da parte di una persona che lavora in modo superficiale, con stanchezza, con svogliatezza.

Potrei andare avanti con un elenco che negli ultimi anni ho arricchito notevolmente. Una buona strategia di marketing è efficace se tutta l’azienda la sostiene, se ogni membro dell’organico mette a disposizione dell’azienda energie sempre fresche.

Non si tratta solo di belle parole, ma di fatti concreti che si possono sintetizzare con la formula:

"meno stress = più fatturato"

Si perché se si curano anche questi aspetti il fatturato cresce ma di conseguenza crescono anche i margini. La difficoltà nel far comprendere questi aspetti sta nel fatto che non esistono parametri numerici nell’immediato per misurare le conseguenze di questo approccio.

Le aziende comprendono l’importanza di gestire lo stress delle persone. Non mi sto riferendo qui all’analisi dello stress correlato, ma ad aiutare le persone ad individuare un approccio che annulli o riduca in modo sensibile lo stress nella vita quotidiana.

Il problema è che se da un lato comprendono l'importanza di trattare questo tempo, non riescono a cogliere i vantaggi nel brevissimo termine (sempre la fretta).
È chiaro che i benefici di un cambio di stile di vita si potranno vedere solo indirettamente e nel lungo tempo sulle prestazioni del singolo lavoratore e dell’azienda più in generale.

Andare lenti ma con efficacia

Andare lenti non significa "prendersela con calma", non significa fare molte pause caffè. Significa individuare il giusto ritmo per fare le cose al fine che queste siano fatte bene, a regola d’arte, come si direbbe in campo edile.

La "lentezza" va quindi intesa come la giusta velocità per fare le cose, ed è un atteggiamento fondamentale per riuscire a migliorare non solo il proprio lavoro ma anche se stessi.

Questo importante aspetto l’ho interiorizzato grazie ai tanti anni di pratica dedicati allo studio del taiji quan (arte marziale cinese). Ho imparato che solo compiendo dei gesti con lentezza, con consapevolezza e attenzione (prima) avrei potuto eseguirli successivamente con la giusta "velocità" e la giusta precisione (dopo).

Il continuo studiare e tenermi aggiornato nel campo delle neuroscienze mi ha poi permesso di capire come quello che era stato intuito dai mastri delle arti marziali, e che mi è stato trasmesso nello studio del taiji quan, veniva sistematicamente confermato dalla ricerca scientifica.

Ecco perché molto spesso nelle mie consulenze di marketing, in particolar modo nei corsi che propongo attraverso il progetto "Eclettica", faccio spesso riferimento a questa arte marziale.

Tutto è connesso, e non si può vivere la nostra realtà quotidiana a compartimenti stagni. Ecco il perché, a mio parare, dobbiamo trarre delle preziose lezioni da qualsiasi nostra esperienza.

In questo caso l’errore del conducente della camionetta ci deve ricordare che spesso pensiamo di essere diversi dagli altri, più bravi, migliori, che qualcosa ci rende speciali. La realtà è che siamo come tutti gli esseri umani di questo pianeta. Questo non significa che non abbiamo un valore, ci mancherebbe, ognuno di noi è un individuo unico, un universo da scoprire, ma dobbiamo anche avere l’umiltà di prendere atto che lo sono anche tutte le persone che quotidianamente ci circondano.

Questo vale anche per i nostri progetti di business, sia che noi siamo dei dipendenti che degli imprenditori. La nostra realtà aziendale è sicuramente unica, ma allo stesso tempo non dobbiamo commettere l’errore di essere meglio degli altri semplicemente perché siamo noi.

Ecco perché è fondamentale imparare a fare le cose per bene, a lavorare con il giusto ritmo e la giusta precisione. La fretta si sa è cattiva consigliera e può mettere seriamente in difficoltà il futuro di un’azienda.

Per questi motivi ho voluto evolvere, o forse è meglio scrivere completare, la mia figura di consulente di marketing.

Il conducente della camionetta ha commesso questo errore, quello di sentirsi diverso dagli altri, le cose brutte capitano sempre agli altri. Con un gesto avventato e sciocco ha messo seriamente a rischio la sua vita e per motivi futili.

Attenzione però a non giudicarlo troppo velocemente, a non liquidare il suo gesto come quello di uno sciocco che noi non faremmo mai (per l’appunto noi non siamo diversi dagli altri). Perché ognuno di noi nella sua quotidianità commette errori simili, corre nel proprio lavoro, commette distrazioni, compie errori. E per quanto può sembrare differente, la medesima leggerezza o distrazione che ci porta a compiere un errore "veniale" è quella che ci porta a fare un sorpasso azzardato.

Il segreto: avere consapevolezza

Gandhi insegnava che "c’è ben di più nell’esistenza che incrementare la velocità". Siamo infatti tutti affetti da quella che il medico Larry Dossey chiamava "malattia del tempo".

Mi ci sono voluti anni per arrivare ad interiorizzare questa visione della vita. Si perché non è possibile pensare di vivere una giornata lavorativa a velocità sostenuta per poi rallentare all’improvviso quando si attraversa la soglia di casa.

La realtà è che se un’azienda vuole ottenere il meglio (e non il massimo) dai propri collaboratori (interni ed esterni che siano) deve comprendere che il loro stile di vita è determinante. Lo ripeto di nuovo. La vita non è a compartimenti stagni, la realtà dei fatti è che tutto è connesso e dobbiamo prenderne atto.

Se a casa ho dei problemi, per quanto posso essere bravo a tenerli fuori dall’ufficio, questi prima o poi influenzeranno il mio lavoro. Ecco perché le aziende devono comprendere che è fondamentale offrire ai propri collaboratori strumenti per garantire un determinato stile di vita in ufficio e fuori dall’ufficio.

Là dove il mio approccio al marketing è stato accolto, le aziende che hanno fatto propri i miei consigli, hanno potuto verificare nel concreto i benefici che questa visione del lavoro porta.

Non siamo macchine e non possiamo illuderci di poter essere come i nostri amati dispositivi elettronici. Noi siamo esseri umani, non macchine.

Per questi motivi è fondamentale prendere consapevolezza che, come nel marketing e in ogni altro ambito lavorativo, è fondamentale rallentare per ottenere risultati migliori. Per farlo è fondamentale adottare uno stile di vita che ci contraddistingua a casa e sul posto di lavoro.

Altrimenti, prima o poi, l’unico verso grande traguardo che raggiungeremo sarà quello ritratto in modo perfetto dalla foto con cui ho aperto questo articolo.

Francesco Russo consulente marketing

Articolo tratto dal blog di marketing di Francesco Russo
Titolare di BrioWeb, agenzia di marketing e comunicazione di Venezia.
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