Il significato della parola successo

Agenzia marketing e neuromarketing | Francesco Russo consulente marketing | BrioWeb consulenza marketing  e seo Treviso Padova Venezia

Articolo del 31 gennaio 2020

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Questo articolo tratta di marketing ed allo stesso tempo no. Si sofferma su qualcosa di più profondo, legato al significato della nostra vita, della nostra esistenza stessa. Nasce dopo una riflessione maturata lungo vent’anni di lavoro svolto come consulente di marketing e titolare di un’agenzia di marketing e comunicazione.

Nei seminari e nelle conferenze a cui partecipo in qualità di relatore mi capita spesso che mi venga posta la seguente domanda: "come si raggiunge il successo?".

Dare una risposta a questa domanda mi mette sempre un po’ in difficoltà. Questo perché per rispondere è fondamentale prima di tutto mettersi d’accordo sul significato della parola "successo".

L’ambito in cui generalmente mi viene fatta questa domanda è il marketing, e di conseguenza il partecipante cerca dei consigli su come portare al successo il proprio business. Ma è altrettanto vero che spesso il successo professionale è, per la gran parte delle persone, sinonimo di una vita di successo.

Come insegno spesso nei miei corsi di marketing non esistono risposte sbagliate ma solamente domande mal poste. Come in questo caso. La domanda più corretta infatti che dovremmo porre (a noi stessi e non ad altri) è: "cosa significa per me raggiungere il successo?".

È sufficiente consultare il sito web dell’Istituto Treccani per comprendere che la parola successo porta con se una "ricchezza" di complessità.

Per quel che mi riguarda sono arrivato a comprendere il significato della parola successo in un momento di solitudine. Capita a tutti noi di avere dei momenti in cui, come dal nulla, abbiamo delle intuizioni, delle idee, in cui comprendiamo il significato di qualcosa su cui abbiamo riflettuto a lungo.

Mi è successo di comprenderne il significato in un momento di calma, qualche anno fa, durante il periodo delle festività natalizie.

Come credo che capiti a molte persone, durante le festività i molti impegni extra lavorativi che segnano la settimana si riducono notevolmente, offrendo l’opportunità di passare più tempo a casa.

Un tardo pomeriggio, tra il lusco e il brusco, ero seduto in poltrona a sorseggiare una tazza di tè. La zona giorno della mia casa era sempre più in penombra, mentre gli ultimi raggi del sole calante tingevano il mondo circostante con toni rossi e aranciati.

Ero solo con i miei pensieri. Un momento come tanti in cui capita che la mente è libera di vagare tra i propri pensieri, tra le idee, le sensazioni e così via. I miei pensieri scorrevano fino a quando il mio sguardo non è caduto su uno dei miei due cani che dormiva poco lontano da me.

Guardandolo disteso tranquillo, in pace con se stesso, mi è tornata alla mente l'immagine di quando lo presi in mano per la prima volta. Aveva poco più di 40 giorni di vita, era tanto piccolo che stava "comodamente" disteso su una delle mie mani.

Oggi ci unisce un legame che è difficile descrivere a parole, e che probabilmente può essere compreso solo da chi ha nella propria vita un cane. Questa "piccola palla di pelo" di poco meno di 10 kg mi ricorda ogni giorno una grande verità, una verità che ognuno di noi ha spesso davanti agli occhi senza rendersene conto.

Ogni qual volta che torno a casa, in particolar modo quando sono stato via a lungo, mi accoglie riservandomi il medesimo trattamento che i fans riservano ai propri idoli. Sono il centro del suo mondo, ci sono praticamente solo io e niente e nessun altro viene prima di me.

In poche e semplici parole la mia sola presenza per lui è sufficiente a dare senso e significato alla sua vita. Mi sto riferendo ad un cane, non certo ad un essere umano, ma nonostante per un cane la vita risulti semplice, è in grado di costituire un grande spunto di riflessione sulla vita condotta dagli esseri umani.

Alla fine della giornata, quando siamo tornati a casa, capita ad ognuno di noi di avere un momento di silenzio con noi stessi. Non mi riferisco semplicemente a quei momenti in cui ci sediamo sul divano o sulla poltrona per rilassarci perché stanchi, e distrattamente guardiamo la tv o i social network. Mi riferisco ad un particolare tipo di momento. Quando si rimane in silenzio con se stessi e non si ha paura di essere in compagnia del proprio io.

Perché si dovrebbe avere paura di stare da soli con se stessi? Rimanere in silenzio con se stessi è l’equivalente dell’ultima prova che Atreyu deve superare prima di raggiungere la sua destinazione. Atreyu deve attraversare lo "specchio magico". La prova più difficile fra tutte, perché come spiega uno dei protagonisti del film "La storia infinita":

"Posti di fronte al loro vero io, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando!"

Lao Tzu insegnava a tal proposito che:

"Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato. Chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte."

La realtà è che molti di noi si circondano di oggetti, riempiono la settimana di impegni, perché non vogliono rimanere soli con se stessi. La frenesia quotidiana permette di non percepire quel silenzio che ci fa paura. Perché quel silenzio ci costringe ad interrogarci sul significato della nostra esistenza, se stiamo "spendendo" nel modo giusto la nostra vita, il nostro tempo.

Molti di noi vivono l’appagamento "materiale" come la via per vivere la vita felicemente, con il passare degli anni però, quando iniziano a sentire e a comprendere che non si vive in eterno, iniziano a percepire una sorta di insoddisfazione, di inquietudine interiore. Come ben raccontato da Giovanni Verga nella sua novella "La roba".

Non voglio essere ipocrita. Denaro, una casa confortevole, oggetti di design piuttosto che d’arte, e così via sono elementi importanti per la vita di ognuno di noi. L’importanza è comprendere che lavorare per acquisire sempre più denaro, per poter acquistare oggetti costosi che servono a manifestare un determinato status e quindi a manifestare il proprio "potere", la propria affermazione nella vita, non riesce a riempire quel vuoto, quel silenzio che ognuno di noi prima o poi sente.

C’è però una profonda differenza, per quanto sottile, tra una persona che acquista un auto costosa per compensare una proprio mancanza interiore e la usa come succedaneo ad una condizione di soddisfazione interiore, ed una persona che acquista un’auto costosa perché semplicemente ne apprezza il design o il tipo di guida.

Jean-Jacques Rousseau stesso sintetizzava tutto questo in modo perfetto con queste parole:

"Il denaro che si possiede è strumento di libertà; quello che si insegue è strumento di schiavitù."

Lo sottolineava anche Henry Ford:

"Se il denaro è la tua speranza per l'indipendenza, non ne avrai mai. La sola vera sicurezza che un uomo può avere a questo mondo è una scorta di conoscenza, esperienza e capacità."

Tutto dipende dalla capacità che ognuno di noi ha nel riuscire a trovare un equilibrio nei confronti del denaro e di ciò che questo permette di acquisire (beni materiali o immateriali).

Non si tratta in alcun modo quindi di "condannare" la volontà di acquisire denaro, e ciò che questo consente di possedere.

Nell'esempio che ho fatto prima, in entrambi i casi l’automobile offre un appagamento. Nel primo caso la felicità essendo una conseguenza del possedere un oggetto tende ad essere momentanea, nel secondo caso la felicità non dipende dall’oggetto in se ma è solo un fattore di amplificazione.

Un conto è vivere per il denaro e un conto è utilizzare il denaro per vivere una vita felice e "ricca" di persone, di esperienze e di emozioni.

In poche parole, riuscire a percepire la propria vita piena di significato indipendentemente da ciò che si possiede e/o dal lavoro che si svolge permette di percepire la propria esistenza come la migliore possibile. Questa è, per quel che mi riguarda, la definizione di successo.

Per me il successo non equivale a raggiungere la fama, il successo non è esercitare qualche sorta di potere su altre persone, il successo non è una ricchezza smisurata. Il successo è la consapevolezza che si sta vivendo appieno la propria vita, e soprattutto che la nostra vita ha un significato ed un senso.

Guardare il mio cane, ricordare cosa per lui significa "essere felice", mi ricorda che guardarsi al mattino nello specchio ed essere appagati per il cammino compiuto, per le emozioni vissute, per le persone incontrate, per le esperienze vissuti, che la consapevolezza che la bellezza e il sapore della vita è nelle "cose semplici della vita", è il più grande successo che un essere umano può raggiungere.

Tutto questo ovviamente vale solo per me. La vera sfida che la vita pone ad ogni essere umano è comprendere cosa sia il successo, rispettando quello che è il successo per gli altri e soprattutto gioendo quando incontriamo qualcuno che lo ha raggiunto, qualsiasi esso sia.

Francesco Russo consulente marketing

Articolo tratto dal blog di marketing di Francesco Russo
Titolare di BrioWeb, agenzia di marketing e comunicazione di Venezia.
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